Oggi è tutto così nitido ed immobile, fuori dalle finestre.
Troppo nitido, come uno sharpen in più, e non so se sia un effetto del tempo gelido o della febbre che mi ha impedito di dormire abbastanza.
Le ramificazioni #000000 degli alberi che si stagliano sulla neve #gggggg mi feriscono gli occhi e avrei bisogno di un velo di nebbia per far riposare la vista.
Blur more.

egina, 2001
Nicanòr era il figlio prediletto di Doña Teresa, l’ottavo dei suoi undici figli, ed io lo ricordavo, ventenne, servito e riverito come un principino dalle domestiche e dalle sorelle, anche loro studentesse universitarie, ma le regole di famiglia non si discutevano, al massimo se ne lamentavano tra di loro oppure con noi, giovani europei fortunati. Non che avesse un trattamento di favore, rispetto ai tre fratelli maschi, al padre ed agli zii materni, quelli del ramo ricco, i gerenti della mina degli smeraldi, ma quando arrivava lui da Bogotà o da una cavalcata nei pascoli, gli occhi di Doña Teresa si illuminavano e il bacio che si scambiavano non era formale come accadeva con gli altri figli, ma colmo di un amore per me sconosciuto ed incomprensibile.
Poi Doña Teresa batteva le mani ed ordinava che gli fossero tolti gli stivali, preparata la bacinella per sciacquarsi le mani, il viso e poi i piedi, che la salvietta fosse fresca di bucato e la birra servita sul vassoio di peltro con il centrino di plastica stampata a ricamo.
Undici anni dopo ci eravamo ritrovati a Bogotà, lui arrivato da Parigi con il suo compagno, che ufficialmente era il suo miglior amico francese, ed io dall’Italia. Una sera, dopo che tutti se n’erano andati a letto, compreso Philip, eravamo rimasti solo noi due a chiacchierare al lungo tavolo del comedòr ed ero rimasta di stucco quando si era alzato ed aveva cominciato a sparecchiare il tavolo, io lo avevo aiutato, poi eravamo passati in cucina e lui si era messo a lavare la pila di piatti e le stoviglie della cena di una dozzina di persone, badando a non fare troppo rumore. Si era accorto del mio stupore e mi aveva detto: -Ti sembra strano, vero? Sapessi com’è stato difficile per me abituarmi a fare tutto da solo, appena arrivato a Parigi… Ed ora mi sento così in imbarazzo pensando che tutto questo lavoro spetta ad Isabel oppure ad una delle mie sorelle, ma capisci che posso farlo solo di nascosto, mia madre non capirebbe mai, non sono compiti da uomo questi! E tu stai lì tranquilla, fumati un’altra sigaretta e bevi dell’altro frullato di mango, chè sei ospite, se lo sa mia madre che faccio lavorare anche te è un doppio colpo!-
Ed aveva continuato dicendomi quanto detestasse il maschilismo dei suoi fratelli, dei suoi cognati e persino dei suoi amici colombiani di mentalità più aperta, eppure anche per lui essere servito dalle donne era stata cosa normale finché aveva vissuto in quell’ambiente, e i brontolii delle sorelle, che a volte coglieva, li attribuiva alla loro gelosia perché lui era il prediletto della madre.
E’ stato quella sera che siamo diventati veramente amici, abbattuta la barriera di due mentalità troppo diverse tra coetanei, che anni prima ci aveva impedito di creare la necessaria confidenza, anche se lui aveva cercato di avvicinarsi di più a me, a volte andavamo a cavallo insieme, ci fermavamo a guardare la vallata seduti sotto la statua del cristo benedicente e lui cercava di conoscermi meglio, ma io avevo quel blocco con lui, dovuto anche a quello sciocco senso di superiorità che avevo a vent’anni verso tutti i “normali”.
Qualche giorno dopo saremmo partiti in bus per un viaggio nel Sud della Colombia, io, lui e Philip, ma questa è un’altra storia.
A Panama le ragazze nere hanno i capelli stirati e si guardano dall’esporsi al sole. La ragazza del negozio di tessuti è carina ed ha una bella carnagione ambrata. Io sono lì per comprare della stoffa per farmi confezionare una camicetta, ma non so quale colore scegliere. La ragazza mi consiglia il rosso, con un’aria complice che non capisco, così le chiedo perché proprio quel colore. Mi risponde che la pelle appare più bianca con il rosso. Mi viene da ridere, io resto pallida anche ai tropici, visto che non resisto molto sotto il sole.
-Scusa- le chiedo –ma non ti pare che io sia anche troppo bianca?-
-Non si è mai troppo bianchi- mi risponde.

milanocentrale - 2004
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