amarantide

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domenica, 27 febbraio 2005

 

amarantide 17:29 | link | commenti (20)
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martedì, 22 febbraio 2005

…dove ho visto assassinare persone sotto i miei occhi a causa di assurde liti tra ubriachi che per tutta la sera avevano bevuto insieme. Poco dopo essere arrivata nel pueblo Santa Maria, ho visto un giovane morto, riverso sui sacchi di mangime in una bottega dove mi avevano detto che vendevano uova freschissime, e quella bottega era anche uno spaccio di alcolici, gli altri uomini bevevano, chiacchieravano, ridevano, pisciavano su una parete senza nemmeno un muretto che la separasse dal resto del locale e c’era un fetore terribile, ma ormai ero lì e non volevo mostrare di essere turbata. Il gestore mi aveva chiesto gentilmente cosa mi servisse (“A la orden?”), solo un po’ sorpreso di vedere lì dentro un’europea vestita strana, diversa dalle loro donne e dalle altre europee, e quel morto era proprio lì, a un passo da me, non potevo crederci, mi ripetevo che era solo ubriaco sfatto alle dieci del mattino, non si vedeva sangue, solo gli occhi sbarrati e la bocca semiaperta, e il corpo disarticolato come quello di un burattino non più trattenuto dai fili. Mentre uscivo con il mio sacchetto di uova freschissime, che poi avrei buttato in un bidone per la spazzatura, era arrivata la polizia con tutta calma e nessuno dei presenti si era mosso, poi mi avevano detto che era normale, bastava dire di essere arrivati dopo e di non aver visto niente, tanto era solo uno in meno. E forse chi lo aveva ucciso era ancora lì, in mezzo agli altri, anche loro già assassini, o lo sarebbero diventati in breve, o sarebbero diventati i prossimi morti assassinati. E Jaime, il ragazzino gentile e delicato che lavorava in un altro spaccio, nel paese degli smeraldi, che un mattino non era al lavoro –Yo quiero a Jaime- avevo detto al padrone dell'almacèn, dura, quando si era avvicinato, perchè era un uomo odioso e volgare e non mi facevo mai servire da lui. –No està- mi aveva risposto. Altre volte lo avevo aspettato oppure ero ripassata più tardi, ma quel mattino il padrone mi aveva detto che non sarebbe più tornato: –Su Jaime no va a regresar-. Io avevo pensato che lo avesse licenziato (cacciato via…) per qualche motivo futile ed ero livida di rabbia, ma quello era l’unico spaccio del pueblo e avevo dovuto farmi servire da lui. Più tardi avevo detto ad una delle sorelle di N... (quel mio amico che ora sta a Parigi) che il padrone dello spaccio aveva mandato via Jaime. Lei si era come rannuvolata, poi mi aveva detto che Jaime era stato ucciso la sera prima perché non aveva voluto bere una birra insieme ad un cercatore di smeraldi. Freddato da una revolverata, proprio come uno dei figli della viejita del pàramo. E Maria Isabel, la servetta della mia orribile vicina di casa, quella che gestiva il posto pubblico telefonico e stava ad ascoltare tutto, era sparita pochi giorni dopo, rapita da uno che lei non voleva e nessuno ne aveva più avuto notizie. E Yolanda, la cugina epilettica e folle di N..., quella che a volte vedevo apparire sulla soglia di casa mia, ed entrava a lunghi passi, andava a spiare in ogni angolo di tutte le stanze con gli occhi sbarrati e poi se ne andava senza mai rispondere al mio saluto o accettare un frutto dalle mie mani, come se non mi vedesse, come se fossi solo una cosa tra tante altre cose, era stata violentata da un gruppo di ubriachi, era rimasta incinta e poi mi avevano detto che era morta di parto, dopo che io me n’ero già andata. E... 
Colombia amarga.

amarantide 19:54 | link | commenti (19)
fotografia, amara mente

domenica, 20 febbraio 2005

 

amarantide 01:18 | link | commenti (24)
cose

venerdì, 18 febbraio 2005

Ero arrivata in Colombia a metà ottobre, ed ero così felice di essere sfuggita all'inverno, che quell'anno era già sceso sulla mia terra madre.
Fatima era portoghese, aveva la mia età, però era già una donna, elegante e curatissima, ed era molto bella e molto triste.
-Vedrai che tra qualche mese finirai per non poter più sopportare tutto questo verde- mi aveva detto -Noi siamo nate e cresciute dove ci sono le quattro stagioni e ne abbiamo bisogno, i nostri ritmi mentali e fisici sono regolati dalle stagioni-
Io avevo ribattuto che l'inverno della mia terra era diverso da quello di Lisbona e che di certo non ne avrei sentito la mancanza. Infatti, per quell'anno non l'avevo sentita e mi ero goduta il verde meraviglioso, il natale festeggiato nel patio dei Calderòn, il capodanno nella finca degli Llanos Orientales, a mezzanotte così profondamente addormentata in un'amaca appesa sotto una tettoia di foglie di palma, che non avevo sentito nemmeno il rumore dei fuochi artificiali.
Ma nel novembre dell'anno seguente avevo cominciato a sentire il desiderio di veder ingiallire gli alberi, di chiudere porta e finestre ed accendere il fuoco nella stufa. E poi volevo la neve, sognavo di notte e di giorno i fiocchi che volteggiavano nell'aria e si posavano sui prati, sui tetti, sulle strade, sognavo in b/n, volevo il freddo sul viso, il profumo dell'aria gelida e delle sigarette fumate all'aperto nelle notti d'inverno.
Fatima mi aveva sorriso con quella sua tristezza negli occhi scuri mediterranei.

amarantide 23:53 | link | commenti (18)
amara mente

giovedì, 17 febbraio 2005

Flaba par gno fradi piciul 

Di not quant ch'a polsin omps e 'nemai
ma il frut a no'l riva a durmî
il vint a lu puarta cun sè
sul Talm scûr di pez
A lu pon su una
šišùla di luna
cuviert da un bleòn di nêf
il vint al'è un liròn
par fâlu indurmidî

Il frut al slungja il so braciùt
par brincâ la
štela plui biela
la
štela gjalùt
ca dà il bondì
scotada la man
fuìda la
štela
il vint al'è un fazolèt
par metisi a vaî

Quant che il sorêli al vierc' i trois
e al tocùla ai vêris dai balcons
il vint al'è un aquilòn
par podê tornâ in plan
Strac di tancj giûcs insumiâs
e di tancj sums giuiâs
il vint al si re
šenta
ta l'âga dal Dèan

Giorgio Ferigo

Fiaba per mio fratello piccolo

Di notte quando riposano uomini ed animali / ma il bambino non riesce a dormire / il vento lo porta con sè / sul Talm (monte) scuro di abeti / Lo posa su un truciolo di luna / coperto da un lenzuolo di neve / il vento è un violoncello / per farlo addormentare
Il bimbo allunga il braccino / per catturare la stella più bella / la stella galletto / che dà il buongiorno / Scottata la mano / fuggita la stella / il vento è un fazzoletto / per mettersi a piangere
Quando il sole apre i sentieri / e bussa ai vetri delle finestre / il vento è un aquilone / per tornare a valle / Stanco di tanti giochi sognati / e di tanti sogni giocati / il vento si risciacqua / nell'acqua del Degano.

per Anandamide

amarantide 22:03 | link | commenti (15)
poesie non mie

venerdì, 11 febbraio 2005

 

amarantide 23:08 | link | commenti (23)
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